Abbiamo tempo
Ho cominciato a studiare teatro nel 1996. Avevo quasi trent'anni e mi sentivo in ritardo su tutto.
Mai avrei pensato di riuscire a diplomarmi come attrice. Mai e poi mai di poter fare del teatro il mio lavoro.
Mi dicevo che era troppo tardi, che avevo perso tempo, che avrei dovuto rassegnarmi e maledirmi per non aver cominciato prima.
E invece sono la prova vivente che non è mai troppo tardi. Che abbiamo tempo.
Il nostro compito, forse, è soprattutto continuare a cercare la nostra strada, inseguire i nostri sogni, studiare come matti e tenere duro.

La mia storia
Ho desiderato lavorare nel teatro fin dall'ultimo anno del liceo. Avrei voluto iscrivermi a una scuola di recitazione, ma ero così timida, ma così timida, che mi sono ritenuta perdente fin dall'inizio.
Non ce l'avrei mai fatta. Il teatro non è per i timidi.
Avrei scoperto una ventina d'anni dopo che, forse, il teatro è soprattutto per i timidi.
In qualche modo, però, ho voluto tener fede a quella passione che si era accesa durante una notte insonne, dopo aver letto l'introduzione ai Sei personaggi in cerca d'autore. Mi aveva emozionata come mai nulla in tutti gli anni di scuola.
Mi sono iscritta alla Facoltà di Lettere, e mi sono laureata in Letteratura Teatrale Italiana con il professor Bruscagli.
1996 · FINALMENTE IN SCENA
Nel 1996, dieci anni dopo aver rinunciato all'idea di salire su un palcoscenico, una mia giovane amica mi racconta di essersi iscritta a un laboratorio teatrale. Decido di seguirla. In due è più facile.
Era l'Accademia Teatrale di Firenze, diretta da Pietro Bartolini, al quale penso ancora oggi con una battuta di Casa di bambola: «Grazie per il fuoco». A Pietro devo molte notti insonni. Nei primi mesi, dopo ogni lezione, passavo ore a ripensare agli esercizi, alle emozioni, alla paura e alla gioia di stare davanti agli altri. Ogni volta affrontavo qualcosa che, fino a poco tempo prima, la mia timidezza mi avrebbe fatto considerare impossibile.
Eppure continuavo a tornarci. Quello che avevo creduto di dover abbandonare dieci anni prima era ancora lì.
NON HO PIÙ SMESSO
Nel 1999 mi diplomo in recitazione e regia. Ma dall'Accademia non me ne vado. Rimango fino al 2008, continuo a studiare e cerco di imparare il teatro da tutti i punti di vista. Faccio spettacoli, lavoro come assistente alla regia, imparo a occuparmi delle luci e del suono. Intanto approfondisco sempre di più un altro aspetto del teatro che comincia ad appassionarmi: la pedagogia teatrale.
Nel 2001 Pietro mi propone di affiancarlo nei corsi propedeutici di recitazione. Per la prima volta mi trovo dall'altra parte. Fino al 2008 lavoro ogni anno per un anno con gli allievi che, nei tre anni successivi, proseguiranno il loro percorso con lui. È una responsabilità enorme: accompagnare qualcuno nel suo primo incontro con il teatro, proprio io che ricordo così bene la paura, l'imbarazzo e la meraviglia del mio.
È allora che comincio a capire che insegnare teatro non sarà qualcosa di separato dal mio essere attrice e regista.
Sarà un altro modo di fare teatro.
2008 · USCIRE
Nel 2008 lascio l'Accademia Teatrale. È una separazione importante e anche dolorosa. Dopo tanti anni sento il bisogno di confrontarmi con altre realtà, altri registi, altri modi di lavorare. Per farlo devo uscire da un luogo che fino a quel momento è stato la mia casa teatrale.
E sono convinta che, fuori da lì, il mio percorso finirà; me ne vado pensando, in qualche modo, di andare via anche dal teatro. Succede esattamente il contrario.
2009 · FUORI DA CASA
Quasi subito Marco Lombardi, un ex compagno dell'Accademia, mi propone di lavorare insieme a Appartamento al Plaza. Proviamo per alcuni mesi e nel 2009 andiamo in scena al Nexus Studio.
La notizia di quello spettacolo arriva ad Alessandro Riccio, che proprio in quei giorni sta cercando un'attrice per una sua produzione. Mi chiama, faccio un provino e nell'estate del 2009 debutto nel mio primo spettacolo professionale.
Poco dopo Alessandro mi propone di continuare a lavorare insieme. Comincio a insegnare nella sua scuola e, contemporaneamente, rimango ad assistere alle sue lezioni. È esattamente quello che cercavo quando ho lasciato l'Accademia: vedere un altro modo di fare teatro, osservare, confrontare, rimettere in discussione quello che so.
Quella collaborazione durerà nove anni.
CRESCERE
Tra il 2009 e il 2018 il teatro diventa definitivamente il mio lavoro. Recito, insegno, incontro registi e attori, entro sempre più profondamente nella realtà teatrale fiorentina. Il piccolo laboratorio con cui ho cominciato cresce: da cinque allievi arrivo, negli anni, a cinque gruppi e circa settanta persone.
Nel frattempo, nel 2012, insieme a Marco Lombardi, Aldo Innocenti e Caterina Bosi, formalizziamo la nascita della compagnia Giardini dell'Arte.
Non faccio l'elenco degli spettacoli e dei personaggi — avranno il loro spazio — ma quegli anni sono fondamentali per me come attrice. Mi danno la possibilità di affrontare grandi testi, grandi ruoli e soprattutto di continuare a imparare facendo quello che, tanti anni prima, ero convinta che non avrei mai avuto il coraggio di fare.
Le cose vanno bene, e succede una cosa incredibile. Nella scuola di Alessandro Riccio non abbiamo più spazio per tutti gli allievi: stiamo stretti.
2018 · SE NON ORA, QUANDO?
La collaborazione con Alessandro non finisce per una rottura. Finisce perché siamo cresciuti. I corsi sono diventati tanti, gli spazi e gli orari non bastano più. Alcuni laboratori comincio addirittura a tenerli a casa.
Ho superato i cinquant'anni e comincia a prendere forma un pensiero molto semplice: se non ora, quando?
Se voglio provare a costruire un luogo che mi assomigli davvero, nel quale avere tutta la libertà ma anche tutta la responsabilità delle mie scelte, devo farlo adesso.
Nel 2018 trovo quello spazio nello stesso stabile in cui abito: 230 metri quadrati da immaginare e completamente da ristrutturare. Investo quello che ho, chiedo aiuto a mia madre e faccio una cosa che, vista da fuori — e qualche volta anche da dentro — sembra abbastanza folle.
Nasce il CAT23.
Porto qui i miei laboratori, i miei progetti, gli oggetti di scena, i costumi, le scenografie. Tutto è costruito, pensato e progettato a mia misura.
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Dopo più di vent'anni passati a cercare il mio posto nel teatro, il teatro me lo costruisco.